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Docu-fiction sull'Anoressia: Intervista all'autore di Beautiful

Claudia Santini avatar Mercoledì 20 Febbraio 2008, 09:13 in anoressia e disturbi alimentari, libri e pubblicazioni, notizie di Claudia Santini
Beautiful_Copertina.jpg
Mercoledì scorso vi ho parlato del romanzo "Beautiful" di Andrea. Andrea racconta tre storie, tre disperazioni sottili e invisibili, legate tra loro da una patologia e da un mezzo di comunicazione. Le tre protagoniste, Kiara, Elena e Diana, vivono in tre città italiane, hanno età diverse, sono anoressiche e si conoscono unicamente tramite internet. Ho intervistato Andrea, vi riporto qui le interessanti risposte che mi ha fornito.
 
Claudia: come hai scoperto siti e forum pro ana? Se ne parla da poco, molte persone ancora non conoscono il fenomeno. Tu come ne sei venuto a conoscenza?

Andrea: Me ne ha parlato per la prima volta una mia amica che li frequentava, dopo essere stata male: questo fatto è stato la spinta a iniziare le ricerche.
È vero che molti ancora non li conoscono, ma non trovo se ne parli poco. Forse se ne parla male, nel senso che vengono liquidati in fretta con giudizi a volte superficiali e lapidari. Mentre, spesso, anche davanti a contenuti apparentemente illogici o destabilizzanti, bisogna secondo me provare ad andare oltre.

C: in che modo ti sei inserito in questi forum o blog? Hai parlato subito del tuo progetto di scrivere il romanzo?

A: Preciso che di forum ce ne sono pochi, mentre sono tantissimi i blog (soprattutto in splinder) collegati tra loro. Oltre a questo, le ragazze si scambiano sempre i propri contatti MSN, creando quindi un network molto vasto. I forum e i gruppi di discussione li ho solo letti, mentre quando sono entrato in contatto con queste persone, chattando spiegavo loro il mio interesse. È anche vero però che l’idea di un libro è venuta dopo, all’inizio l’interesse non aveva un “fine” specifico, sentivo solo il bisogno di esplorare quello che secondo me era un nervo scoperto.


C: quanto ti ci è voluto per "conquistare" la fiducia delle ragazze con cui hai parlato? Hai avuto qualche difficoltà nel dialogo con loro?

A: Non è affatto facile guadagnarsela, anche perché l’anoressia è una patologia che include tra le sue conseguenze anche l’essere molto bugiardi, soprattutto su questioni legate ad essa. Internet però permette di affrontare la comunicazione in modo più disteso, le ragazze stesse si sentono meno esposte perché sanno che in ogni caso il nickname le proteggerà da conseguenze sulla propria vita privata. Devo dire che l’unica cosa che ho fatto e che è sembrata essere apprezzata è stata ascoltare senza giudicare, mentre pare che la maggior parte di chi le contatti o le insulta o si propone come salvatore disponibile ad aiutarle… io, non essendo un medico né uno psicologo o null’altro, ho solo messo a disposizione il mio tempo e il mio ascolto.


C: come è stato conoscere qualcuna di queste ragazze di persona? Che
sensazioni hai provato?

A: È sempre un’esperienza molto particolare quando si passa da una conoscenza virtuale a una reale, in particolare se si conoscono dettagli tanto intimi e dolorosi di una persona. Ma la sensazione principale che rimane è di calore umano, davanti ragazze intelligentissime e inquiete, con tanta voglia di parlare e sempre dentro la speranza che la vita dia loro un segno e si lasci finalmente vivere con un po’ più di gioia.


C: hai mantenuto i contatti con le persone che hai conosciuto lungo il tuo percorso?

A: Assolutamente sì e ci tengo molto, ora che il libro è stato pubblicato mi stanno scrivendo numerose persone e cerco di parlare con tutte e anche d’incontrarle. In particolare con Fatina dei Muffin, la ragazza che ha firmato la prefazione quattordicenne, ci sentiamo spessissimo e mi manda i racconti che scrive: ironici, taglienti, buoni.


C: quali sono i fili conduttori del tuo romanzo?


A: Non sono solo quelli della patologia, perché credo che l’anoressia abbia delle implicazioni più vaste, nella nostra società. Quindi posso dirti: la solitudine, l’incomunicabilità nell’era dell’eccesso della comunicazione, il dolore e anche la ribellione, l’osservazione disillusa di una scena familiare e sociale di cui non restano che macerie. Come dopo una guerra.


C: perché non hai usato il tuo cognome?

Per due motivi. Il primo e più immediato: il romanzo deve molto a internet e alle sue dinamiche e, dato che tutti i nickname sono in realtà anonimi, mi sembrava giusto che anche la firma in copertina restasse senza un’identità precisa. E poi davanti a tanto dolore ho come sentito l’esigenza di fare un passo indietro, quasi che l’eliminare il cognome fosse come fare un passo indietro dalla scena. Una sorta di tributo necessario a chi ha scelto di parlare con me rendendo possibile questo libro.

C: ritieni che il tuo romanzo possa aiutare le ragazze con problemi alimentari o le persone accanto a loro? Credi si possano dare loro dei consigli pratici?

A: Non c’è nessun tipo di consiglio pratico su come guarire nel libro, né potrebbe esserci. Non sono un medico né altro, sarebbe davvero fuori luogo se mi mettessi a dare suggerimenti. Se poi il libro possa aiutare le persone che soffrono di questi mali non ne ho ancora idea, ma dalle mail che ricevo pare che in alcuni casi abbia contribuito. Di sicuro moltissime ci si sono ritrovate. Da ultimo, in particolare, una ragazza ha scritto di essere intenzionata a farsi curare proprio dopo aver letto Beautiful – questa è stata la soddisfazione più grande.
Penso invece che possa essere molto più probabilmente utile ai loro genitori, per far capire che le anoressiche sono molte più di quelle che si pensa e che una persona può soffrire di disturbi del comportamento alimentare anche se pesa ben più di 35 kg. Vorrei davvero che i genitori riflettessero: in quasi tutte le storie che ho sentito la famiglia o è assente oppure completamente cieca, anche perché spesso le madri sentono come un fallimento personale l’eventuale problema della figlia e si rifiutano di ammetterlo...


C: continuerai a scrivere riguardo all'anoressia?

A: Non credo, o almeno non un altro romanzo. Ma questo non significa che smetterò di seguire questa tematica. Anzi!


C: cosa pensano del tuo romanzo le ragazze che ti hanno aiutato a scriverlo?


A: Fino ad ora i giudizi sono positivi, ma la cosa che mi fa più felice è che tutte sono concordi sul fatto che non ho “calcato la mano”, esagerando giusto per fare scalpore, e che i pensieri delle tre ragazze sono davvero credibili e ci si ritrovano. Davvero non è stato facile scrivere in prima persona dal punto di vista femminile di tre ragazze adolescenti o giovani!


C: cosa ti è rimasto da questa esperienza?

A: Difficile dirsi perché non si è ancora conclusa, dal momento che se prima ero io a cercare queste ragazze ora sono loro che mi contattano. Di sicuro resta il dolore, restano mille finestre spalancate su vite diverse ma legate assieme da tratti comuni, ma anche un po’ di speranza.

C: credi che Internet e i blog amplifichino il fenomeno?

A: Sicuramente permettono un senso di comunità che prima era molto più difficile da raggiungere, vista anche la natura della malattia che porta a isolarsi. Il problema sta tutto nel come fare i conti con tutto ciò: c’è chi sostiene che la cosa migliore sia la censura, il che a un livello ideale potrebbe anche funzionare -forse- ma a livello pragmatico è anacronistico. Per chiudere un sito tramite la polizia postale ci vuole molto tempo, per riaprirlo bastano pochi secondi. Come dicevo queste ragazze hanno già i reciproci contatti MSN e gli indirizzi mail, quindi al massimo si potrebbe riuscire a far sparire la parte più visibile del problema, ma mi sembra un po’ ipocrita, un ragionamento buono solo per chi non desidera fare i conti con una realtà destabilizzante. E poi queste ragazze sono mosse da un forte desiderio d’identità, di sentirsi per una volta dalla parte della ragione e non del torto. Se per di più si dà loro l’impressione di “perseguitarle”, questo senso d’identità non ne sarà che rafforzato. Meglio, per chi davvero vuole fare qualcosa per loro, sfruttarne l’opportunità per contattarle e parlare con loro. E sarebbe bello che questo lo facessero proprio le persone che si occupando di disturbi del comportamento alimentare.

 

 
Ringrazio Andrea per avermi dedicato il suo tempo, vi ricordo che potete raggiungerlo anche su Myspace ,  se invece aveste curiosità o altre domande non esitate a scrivermi, ne parleremo con lui. Potete acquistare il romanzo qui.   Grazie ancora.
6
6 commenti
6
12 Feb 2009
alle 21:32

Nessie

ho letto il libro è bellissimo.

e mi ci rispecchio molto visto che sono pro ana

ora cerco di uscirne..

e anche l'intervista è bella, brava Claudia ^^

5
20 Feb 2008
alle 22:29

Claudia

appena posso leggerò il libro, perchè nonostante l'argomento riguardi moltissime ragazze se ne parla veramente poco o comunque viene trattato in modo superficiale, forse perchè pochi sono in grado di affrontarlo...bravo andrea :)

C. 

4
20 Feb 2008
alle 22:26

Claudia

Grazie a tutti voi per avermi scritto.

D, questo ragazzo ha saputo affrontare un dramma così grande in un modo così delicato e opportuno, come molti altri invece non sanno fare. Ammiro moltissimo Andrea, credo molto nel suo libro, per questo ho a cuore ciò che sto scrivendo di lui, so che servirà a molti. Hai visto che forza le verdure strane? Piacciono molto anche a me queste cose, ogni tanto vado alla ricerca di stranezze :) Grazie infinite per il link, ne sono molto onorata. Un bacione

Rammit, Miranda, grazie di cuore anche a voi, apprezzo molto che abbiate letto questa intervista. Un abbraccio  

3
20 Feb 2008
alle 12:53

Miranda

Molto interessante, credo proprio che leggerò il libro. :)

2
20 Feb 2008
alle 12:43

rammit

Sembra un ragazzo dotato di grande empatia.

1
20 Feb 2008
alle 11:23

D

Ciao Claudia,

 

che persona intelligente l'autore di questo libro.

Ha stabilito contatti con un approccio umano, umanamente ha studiato il fenomeno e umano è il ritratto che restituisce. E' interessante il libro.

 

Ah, sono bellissime anche le verdure anomale, mi fanno impazzire queste cose.

 

Finalmente ho portato a termine molti impegni, oggi ti ho linkata sia nalla D mensione che sul Gazzettaccio dove ho creato uno spazio particolare.

 

A presto 

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